
e l’oscurità ombrava il volto antico del universo.
Armonia e purezza in infinito,
si libravano nell’eternità del cielo senza confini,
la luce era dolce e meravigliosa,
la pacatezza dei sensi imperava da sempre.
L’Entità Eterna decise di creare,
di dare vita ad un altro mondo tra i tanti.
Decise che sarebbe stato il suo mondo meraviglioso.
L’Architetto iniziò col prendere un fiore,
un giglio di innocenza e candore.
Lo immerse nell’armonia e nell’ascesi,
v’aggiunse purezza e amore, e lo rese spirito.
Prelevò, poi, un frutto dolce e delicato
dal albero del miele
e lo trasformò in un’anima fatata,
vi soffiò all’interno versi di poesia e musica
e quando fu pronta, il bene e la tenerezza vi dimorarono.
Per finire, vi seppellì in esso un alito di luce e vi diede vita.
Quella creatura si risvegliò dal sonno nativo
con tal tranquillità e timidezza e pacatezza
ch’incantava le altre creature
giunte lì per ammirare ed assistere alla vita
ed il resto del universo si fermò per breve istante.
…nata, dolce, delicata,
con profumo di soavità e di gioia ricca per la vita.
Il suo cuore si concilia con l’incanto
e la tenerezza che l’invade e la rende ingenua ed innocente.
I suoi sensi alimentano la felicità
e, ovunque, intorno a lei, c’è fervore e festa.
Vive.
(a te 'figlia', che non avrò mai)